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Confronto sull’art. 21 della “Dichiarazione universale dei Diritti Umani e Civili delle Nazioni Unite”.

Atto Camoera risoluzione in Commissione 7/00021
7 settembre 2009

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 16 Seduta di annuncio: 24 del 26/06/2008

Firmatari

Primo firmatario:
MECACCI MATTEO

Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO

Data firma: 26/06/2008

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
ZACCHERA MARCO POPOLO DELLA LIBERTA’ 26/06/2008
SIRAGUSA ALESSANDRA PARTITO DEMOCRATICO 07/07/2008
MOTTA CARMEN PARTITO DEMOCRATICO 07/07/2008
VERNETTI GIANNI PARTITO DEMOCRATICO 07/07/2008
ORLANDO LEOLUCA ITALIA DEI VALORI 07/07/2008
CASTAGNETTI PIERLUIGI PARTITO DEMOCRATICO 09/07/2008

Commissione assegnataria

Commissione: III COMMISSIONE (AFFARI ESTERI E COMUNITARI)

Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

APPOSIZIONE NUOVE FIRME IL 07/07/2008
APPOSIZIONE NUOVE FIRME IL 09/07/2008

Atto Camera

Risoluzione in Commissione 7-00021
presentata da
MATTEO MECACCI
giovedì 26 giugno 2008 nella seduta n.024

La III Commissione,
premesso che:
si richiama l’approvazione, lo scorso 10 aprile, da parte di un’amplissima maggioranza del Parlamento europeo, di una risoluzione sulla situazione in Tibet;
lo scorso marzo, in occasione del 49° anniversario dell’insurrezione nazionale tibetana contro l’amministrazione cinese, vi sono state manifestazioni di massa nella regione autonoma del Tibet e in regioni limitrofe da parte di cittadini di etnia tibetana;
le autorità cinesi hanno represso con la violenza tali manifestazioni impedendo l’esercizio della libertà di manifestazione;
secondo i dati forniti dal Governo tibetano in esilio la repressione delle autorità cinesi avrebbe provocato oltre 200 morti, oltre 1.000 feriti e migliaia di arrestati, mentre secondo le autorità cinesi i morti sarebbero solo 20 e provocati dai manifestanti tibetani;
Sua Santità il Dalai Lama, in reazione a questi eventi, pur condannando il comportamento del Governo cinese, ha continuato ad appellarsi ai tibetani invitandoli «a praticare la non violenza e a non deviare da tale via, per quanto grave possa essere la situazione»;
Sua Santità il Dalai Lama ha ribadito in ogni occasione di essere contrario all’indipendenza nazionale e quindi alla secessione del Tibet dalla Cina, e invece di essere a favore di una soluzione politica che garantisca un’autentica autonomia culturale, politica e religiosa ai cittadini tibetani, e che ciò debba valere per tutti i cittadini cinesi; a più riprese, sia il Parlamento europeo, che il Ministro D’Alema nel mese di marzo che, più di recente, il Ministro Frattini, ed altri esponenti politici europei, hanno auspicato la definizione di una tale posizione su questo tema;
in occasione del Vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’UE svoltosi a Bruxelles non è stata discussa l’assunzione di una posizione comune da parte dei leader europei sulla partecipazione alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi e che nessun cenno a tale questione si trova nelle Conclusioni adottate dal Consiglio;
alcuni leader europei a partire dal Primo Ministro inglese Gordon Brown, hanno annunciato di non avere intenzione, o hanno espresso forti perplessità rispetto alla partecipazione alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi;
l’avvenuta ripresa dei colloqui tra le autorità cinesi e i rappresentanti del Governo tibetano in esilio è un fatto positivo che il Governo e il Parlamento italiano sostengono, ma che al momento non ha prodotto alcun progresso concreto;
le autorità cinesi hanno finora impedito l’accesso a osservatori indipendenti nella regione autonoma del Tibet e nelle regioni limitrofe, come a più riprese chiesto dall’Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani e dal Parlamento Europeo;
si è convinti che l’organizzazione dei Giochi olimpici a Pechino rappresenti per la Cina una straordinaria opportunità di aprirsi al mondo e viceversa, e che rappresenti un’opportunità di mantenere le promesse fatte al Comitato olimpico internazionale riguardo alla promozione dei diritti fondamentali per tutti i cinesi senza distinzione, in occasione del conferimento del compito di organizzare questo importante appuntamento internazionale;
va condannata fermamente la brutale repressione dei dimostranti tibetani avvenuta lo scorso marzo da parte delle forze di sicurezza cinesi e tutti gli atti di violenza avvenuti nelle strade di Lhasa e altrove in Tibet e si chiede la garanzia dei diritti fondamentali nei confronti di tutti i detenuti tibetani;
si invita la Cina a rispettare i propri impegni pubblici in materia di diritti umani e delle minoranze, democrazia e Stato di diritto come annunciato nella decisione del Comitato olimpico internazionale che ha consentito alla Cina di organizzare i Giochi olimpici;
impegna il Governo:
a reiterare al Governo cinese le richieste del Parlamento europeo e dell’Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani a favore dell’apertura di un’indagine indipendente sui tumulti e la repressione in Tibet, da svolgere sotto gli auspici delle Nazioni Unite, e a sollecitare le autorità cinesi a rivolgere un invito permanente all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo e ad altri organi delle Nazioni Unite a visitare il Tibet per monitorare il rispetto dei diritti umani;
a non partecipare con i massimi rappresentanti politici del Governo alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi, ritenendo che tale decisione debba essere rivista solo in presenza di progressi effettivi e verificabili, anche dal Parlamento, del rispetto dei diritti umani in Cina e nella regione del Tibet, e di fronte a dei passi avanti nella definizione di una soluzione politica tra il Governo cinese e il Governo tibetano in esilio.
(7-00021) «Mecacci, Zacchera, Siragusa, Motta, Vernetti, Leoluca Orlando, Castagnetti».

Mecacci – Frattini
7 settembre 2009

Pechino 2008: Mecacci: Meloni e Gasparri, non chiedano ad atleti di sostituirsi al governo che sarà a Pechino con Frattini contro la decisione del Parlamento. l’8 agosto i radicali ad Assisi

Roma, 5 agosto 2008
• Dichiarazione di Matteo Mecacci, Deputato Radicale-PD, Membro Commissione Esteri della Camera
“Mi hanno sinceramente sorpreso le parole di Maurizio Gasparri e del Ministro Giorgia Meloni che hanno chiesto agli atleti italiani di boicottare la Cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici, mentre nello stesso giorno e nella stessa occasione, il nostro Ministro degli Esteri Franco Frattini sarà presente a Pechino, peraltro contro la volontà del Parlamento. Non si può infatti chiedere agli atleti italiani di fare quello che il nostro Governo non è stato finora capace di fare, non rispettando una decisione del Parlamento.

Il 10 Luglio scorso, infatti, la Comissione Esteri della Camera dei Deputati ha approvato una Risoluzione a mia prima firma che impegna il Governo: “a non partecipare con i massimi rappresentanti politici del Governo alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi, ritenendo che tale decisione debba essere rivista solo in presenza di progressi effettivi e verificabili, anche dal Parlamento, del rispetto dei diritti umani in Cina e nella regione del Tibet, e di fronte a dei passi avanti nella definizione di una soluzione politica tra il Governo cinese e il Governo tibetano in esilio.
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Will the Beijing Olympics ultimately help or hurt the cause of freedom in China? THE AMERICAN asked eight experts.
7 settembre 2009

From August 8 to August 24, China’s capital city will host the 29th Summer Olympics. It promises to be as much a political event as an athletic spectacle. With that in mind, THE AMERICAN asked eight China experts to answer this question: Will the Beijing Olympics ultimately help or hurt the cause of freedom in China? Here are their responses.
DAN BLUMENTHAL
During the 2008 Summer Olympics, 600,000 armband-wearing citizen volunteers will join 90,000 police, military, and paramilitary forces in Beijing, flush with hundreds of millions of dollars to spend on security technology to help enforce the Chinese Communist Party’s (CCP) writ. No one should be under any illusion that the Olympics will pry China open. On the contrary, the party’s repressive techniques will grow stronger thanks to Western technology and training. The requirements for security technology in Beijing are large, and Western companies are rushing in to meet them. Some American companies are installing surveillance systems, while others are providing networks of security cameras.
As the former head of criminal intelligence for Hong Kong puts it, “They are certainly getting the best stuff.” The “best stuff” is similar to the technology that was supposed to liberalize China throughout the 1990s. It didn’t. Instead, Internet and telecommunications technology was put to work by the Communist regime against its citizens. The news that grabs headlines—for example, when Western companies provide Chinese authorities with the IP addresses of known dissidents—tells just part of the story of a Chinese security apparatus that has grown stronger through international commerce. Even before the Olympics, tens of thousands of Internet police monitored antiparty activities each day.  During and after the Olympics, this number will certainly grow.
The Olympics will not pry China open. The Communist Party’s repressive techniques will grow stronger thanks to Western technology and training.
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War is illegal
7 settembre 2009

From:    http://www.betterworldlinks.org/open.php?id=49356&url=http://www.war-is-illegal.org/
Against a background of escalating ecological crises, and the fact that large parts of the world´s population are being exposed to extreme poverty, inhuman working conditions and increasing social tensions, the annual global military expenditure has risen to more than 1000 billion dollars.
The military-industrial complex of just a few G8 countries is responsible for the overwhelming part of this spending, causing incalcuable social and ecological consequences.

Unequal distribution of global resources, increasingly controlled by large multinational companies, global debt policy and unfair international trading practices ultimately could not be maintained without military security. In many countries the military is used to repress critical opposition.
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US President to Discuss Tibet with Hu Jintao
7 settembre 2009

Tibet.net[Saturday, November 22, 2008 23:56]

Dharamshala: The United States President George W Bush will discuss human rights issues in Tibet and the ongoing discussions between the envoys of His Holiness the Dalai Lama and the Chinese leadership during his meeting with Chinese president Hu Jintao in Peru.

President Bush is heading to Lima on Friday to attend Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC) summit scheduled on 22 and 23 November.

“The president will discuss issues of human rights and religious freedom, including the ongoing dialogue between Beijing and the Dalai Lama” on the spiritual leader’s homeland of Tibet, said White House spokesman Gordon Johndroe.

President Bush, political leaders and the people of America have been steadfast in raising their voice in the call for religious liberty and basic human rights for the people of Tibet.

President George W. Bush and His Holiness the Dalai Lama share a laugh during the ceremony at the U.S. Capitol in Washington, D.C., for the presentation of the Congressional Gold Medal to His Holiness the Dalai Lama on 17 Oct. 2007. (Photo: Chris Greenberg/White House

President George W. Bush and His Holiness the Dalai Lama share a laugh during the ceremony at the U.S. Capitol in Washington, D.C., for the presentation of the Congressional Gold Medal to His Holiness the Dalai Lama on 17 Oct. 2007. (Photo: Chris Greenberg/White House

“Americans cannot look to the plight of the religiously oppressed and close our eyes or turn away. And that is why I will continue to urge the leaders of China to welcome the Dalai Lama to China. They will find this good man to be a man of peace and reconciliation,” Bush said while honouring His Holiness the Dalai Lama with the US Congressional Gold medal on 17 October last year.

“Throughout our history, we have stood proudly with those who offer a message of hope and freedom to the world’s downtrodden and oppressed. This is why all of us are drawn to a noble and spiritual leader who lives a world away. Today we honor him as a universal symbol of peace and tolerance, a shepherd for the faithful, and the keeper of the flame for his people,” he said.

In his talks with Hu, Bush also expects to discuss Iran’s suspect nuclear program, turmoil in Zimbabwe and Sudan, pressure on Burma’s military rulers to enact democratic reforms, and Beijing’s uneven rights record, said Johndroe.
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Tibet, messaggio di Marco Pannella ai militanti tibetani in sciopero della sete in India
7 settembre 2009

‘Purtroppo solo oggi leggo la notizia del 4 agosto che annuncia che alcuni dei marciatori verso il Tibet hanno iniziato uno sciopero della fame e della sete.

Intanto nella grande urgenza che abbiamo lo inviamo direttamente anche a Sua Santità il Dalai Lama, al Primo Ministro del Governo tibetano in esilio

Invitiamo tutti di fornirci le traduzioni in tibetano in cinese in uiguro, in montagnard, ceceno, in laotiano, in vietnaita, in birmano in esperanto

Carissimi compagni di lotta di speranza e di ideali,

leggo che avete oltrepassato il quattro, o cinque, giorni di sciopero della sete per dar così voce, corpo, forza alla risposta nonviolenta, cioè di amore per la verità, perché anche chi si illude di poter fare della violenza una forza di vita sia raggiunto dalla vostra speranza e fiducia che anche in lui si affermi una scelta di vita di libertà di compassione.

Vorrei letteralmente supplicarvi, di non dimenticare mai, e men che mai oggi, che nonviolenza è rischiare la vita e non la morte. Ogni morte è una nostra sconfitta, ogni nostra morte nella lotta come anche, certo, nell’inerzia è anche una nostra dolorosa sconfitta.

Dobbiamo assolutamente evitare di cadere nella tentazione di scagliare contro il ‘nemico’ come una nostra arma i nostri corpi contro di lui. L’uso distorto della lotta nonviolenta, specie in Occidente, ha appunto portato all’errore di colpirlo rendendolo assassino. Dobbiamo sapere e ricordare che ogni martirio, ogni martire ha per costo umano il corrispondente assassino che noi stessi in quel caso concorriamo a creare. E’ l’opposto, insomma, del nostro onore di inermi ma mai inerti, armati appunto di nonviolenza e di compassione.
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Pekino e Sarkozy.
7 settembre 2009

06 dicembre 2008

Ieri, l’incontro a Danzica tra Nicolas Sarkozy e il Dalai Lama. E oggi, come del resto era prevedibile, è arrivata la reazione di Pechino: la Cina ha fatto pervenire alla Francia una decisa protesta formale per l’iniziativa del capo dell’Eliseo.

Il viceministro degli Esteri cinese, He Yafei, ha convocato l’ambasciatore francese a Pechino, Herve Ladsous, per comuncargli la protesta: a renderlo noto è stato un un comunicato del Ministero, citato dall’agenzia di stampa Xinhua. “L’azione scorretta della parte francese interferisce con le questioni interne della Cina e inoltre danneggia in modo grave i sentimenti dei cinesi”, è scritto nella nota, firmata dal portavoce del Ministero Liu Jianchao.

Liu ha ribadito che Pechino ha sempre dato importanza alle relazioni franco-cinesi e sollecitato la Francia “a considerare seriamente la posizione e le preoccupazioni della Cina, ad adottare l’atteggiamento corretto e a correggere i suoi errori con azioni sostanziali in modo da assicurare uno sviluppo costante e profondo delle relazioni bilaterali”. Insomma, il messaggio è chiaro: chiunque dà udienza al Dalai Lama, massima autorità religiosa e morale del Tibet e paladino dell’autonomia della regione contro il pugno di ferro di Pechino, incorre nell’ira del “gigante” asiatico.

La Cina aveva lanciato diversi avvertimenti prima dell’incontro in Polonia di ieri: faccia a faccia avvenuto a margine di una riunione di Premi Nobel per la pace, organizzata dall’ex presidente polacco Lech Walesa.

immagini video
Bjork - Declare Independnce for Tibet - Shanghai Ngawang Sangdrol: Undying Cry for Freedom Tibet The Story Of A Tragedy
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